Workshop con Crazy Hype & Laure Courtellmont: prima parte

7/8 Dicembre, Modena. Due giornate all’insegna del ballo, della cultura e di un’esperienza unica: l’incontro con il ballerino giamaicano Crazy Hype. L’evento, organizzato dalla Cruisin’, ha visto dunque la presenza di due ballerini d’eccezione, coinvolgendo a fianco dell’artista giamaicano la ballerina francese Laure Courtellemont .

La cultura giamaicana che ruota attorno alla Dancehall non è facilmente accessibile, e rappresenta il presupposto per una corretta interpretazione sia della danza stessa che dello stile di vita di questa generazione. Crazy Hype ha spiegato di appartenere alla terza generazione Dancehall, gettando luce sul fatto che si tratti di un fenomeno recente ma che abbia delle radici profonde.

Il dialogo con il ballerino è stato fondamentale per chiarire definitivamente molti aspetti della danza, interpretati spesso liberamente in mancanza di una spiegazione valida. Laure Courtellemont ha sottolineato più volte il motivo del soggiorno prima francese e poi italiano d di Crazy Hype: “dire la verità sulla dancehall, perchè lui stesso è dancehall“. Finalmente appare chiaro il motivo per cui spesso venga definito “life style“, e non solo danza. “Vi ho portato il migliore, per dire finalmente la verità“.

La sete di conoscenza e l’atteggiamento di profondo rispetto per il ballerino hanno scandito le due giornate, durante le quali Laure, con grande impegno, ha tradotto simultaneamente le parole di Crazy Hype durante le spiegazioni.

Sarebbe interessante inserire qui l’aneddoto dell’incontro tra Crazy Hype e Laure Courtellemont. Il ballerino si trovava in Russia per sostenere uno stage, nello stesso Kemp dove era presente anche Laure. Ha raccontato di averla vista danzare in quella circostanza e non poteva credere ai propri occhi, perchè non aveva mai visto, nella sua vita, una donna ballare così bene. La luce nel suo sguardo era ancora viva al momento del racconto, così concitato e partecipe. Ha raccontato di aver addirittura chiamato altri amici a guardarla e che alla fine della sua danza le ha detto quello che pensava di lei, con la conseguenza che anche Laure si è emozionata. Da lì è nato un grande sodalizio, una forte amicizia e, successivamente, l’estate scorsa, Laure si è recata in Giamaica, dove è stata accolta da Crazy Hype in persona, avendo la possibilità di vedere cose importantissime nell’alveo della cultura giamaicana, come ad esempio posti dove ha vissuto il grande ballerino Bogle.

Crazy Hype e Laure Courtellemont

Prima di entrare nel vivo della questione, mi sembra interessante, per permettere a tutti di conoscere Crazy Hype, leggere una sua breve presentazione:

I am a very fun loving person who take alot of pride in myself and what I do,I am also a family person who believe in the most high. I am the leader and founder of mob dance group along with Sri Lanka, who team up with me after we part ways with our former group. In 2007 we created dance moves like calm dem down, sri lanka, black president, baraka medz, craab dem up, rock steady, above the cloudz, and rifical just to name a few. In the same year 2007 we won the jcdc world reggae dance championship which was like the starting of our journey of success we have perform on some big stages like sean kingston super sweet 18 birthday party,sting with future fambo and the jamaica grand gwalla just 2 name a few; in the same breath i have perform on shows in the US,Grand Cayman,England and Japan. I learn from the best which is Mr. Wacky thats y i am the best.

Crazy Hype

Forse la prima osservazione da fare è proprio la forte affinità tra Crazy Hype e Bogle (Mr. Wacky, Father Bogle), il grande ballerino giamaicano morto nel 2005 cui Crazy Hype sarà grato per tutta la vita e considera l’unica ragione dell’esistenza della Dancehall odierna. Lui è stato fonte d’ispirazione e maestro per tutte le generazioni successive e ha rappresentato la danza giamaicana sulla scena internazionale. Crazy Hype ha potuto conoscerlo personalmente durante una dancehall session, in occasione della quale è stato addirittura nominato membro della sua crew: i Black Roses. Bogle ha visto Crazy Hype danzare, si è avvicinato e gli ha detto: “Tu fai parte dei Black Roses”. L’emozione e l’onore dipinti sul volto del giovane ballerino mentre racconta l’episodio è veramente toccante.

Una ragazza ha chiesto a Crazy cosa ne pensasse di essere considerato come “New Bogle”. L’artista è onorato di essere considerato come sostenitore, portatore, memore, rinnovatore, della danza di Bogle; è consapevole che Bogle vivrà per sempre dentro di lui e desidererebbe che questo spirito di “conservazione” passasse anche alle generazioni future.

Bogle era una persona meravigliosa, come Crazy racconta, dal temperamento umile e cordiale; usava chiamare le donne “chiquita” e creava degli sleng che inseriva nel suo modo di esprimersi; ha inoltre permesso a cantanti come Elephant Man o Beenie Man di diventare famosi grazie alle canzoni prodotte sulle sue danze. Attorno alla sua persona aleggia un’aurea quasi sacrale, da indurre Crazy Hype a dichiarare che Bogle prima della sua morte aveva elaborato una serie di sleng più vicini alla tematica del crimine e della violenza, come a significare che quasi sentisse l’imminenza del drammatico evento. Dopo la sua morte la comunità dancehall si è fermata per ben tre mesi.

Durante la conferenza qualcuno ha chiesto a Crazy il motivo di quest’omicidio:”Non si sa con precisione, ma era diventato troppo grande“, questa la risposta commovente.

Crazy Hype spiega che la sua crew, M.O.B., mantiene l’impronta di Bogle, un’impronta old school, ma allo stesso tempo è innovatrice poichè propone nuovi format nell’esecuzione delle routine, avvicinandosi appunto alla “coreografia”. E qui entra in gioco il concetto di Routine, determinante nel tracciare le differenze tra la danza Dancehall vera e propria e il Ragga jam, la danza dei sogni di Laure Courtellemont.

Nel video sottostante una coreografia degli M.O.B.

La danza giamaicana non prevede coreografie nella maniera in cui le intendiamo noi, e se possono apparire tali sono comunque legate ad una sequenzialità di passi, steps, danze; proprio queste ultime sono quelle inventate dai giamaicani e sono il cardine della Routine. Una Routine di steps dunque, all’interno della quale i giamaicani si propongono spesso in gruppo, ma come ha chiarito Crazy Hype non necessariamente. E’ sicuramente corretto pensare che la massima espressione della dancehall avvenga in un contesto corale di festa come il party oppure lungo una strada in un contesto urbano; tuttavia la dancehall può sicuramente essere svolta anche dal singolo individuo, il singolo ballerino che danza in free style o esegue una routine.

Qui sotto ho riportato il video di una routine della crew M.O.B.

Ritroviamo tutti gli elementi che caratterizzano la danza giamaicana: coralità, situazione urbana (senza pretese, lungo la strada), condivisione da parte dei ballerini dello step; in questo caso la canzone  ”chiama” lo step, ma non è una costante: esistono dancing tunes (canzoni che richiamano i passi di danza) e musiche dancehall con testi diversi.

Nel Ragga Jam invece, secondo la modalità propria di Laure, sono previste coreografie ricche e dinamiche che vengono create sia sulla base del riddim (la base musicale nella dancehall) che sulla voce del cantante. Il risultato è un’interpretazione personale della canzone che fa uso degli steps della dancehall. “Noi vi forniamo gli steps, e voi li utilizzate per le coreografie“, così sorride Crazy Hype mentre sottolinea questa nota di carattere tecnico.

E’ stata comunque stupefacente la libertà con cui Crazy ha affrontato l’argomento della creazione degli steps: quando gli è stato domandato cosa ne pensasse del fatto che ballerini non giamaicani inventassero le “danze”, ha risposto infatti che è felice; felice che le persone sentano di potersi avvicinare a questa danza e di poter dire quello che sentono, anche attraverso l’interpretazione personale.

Libertà di espressione dunque, anche per quanto riguarda i cantanti non giamaicani che si apprestano a produrre musica dancehall.

Libertà di espressione dunque … E di pensiero?

Per rispondere a questa domanda c’è bisogno di introdurre un’altra domanda che è stata sollevata durante l’incontro: come fare ad abbracciare la cultura dancehall se non si accettano alcune componenti culturali quali la violenza e l’omofobia?

Anche qui Crazy Hype è stato tollerante sostenendo che la persona che abbraccia la cultura dancehall è libera di scegliere quello che ritiene opportuno, e che questi aspetti che anch’egli considera negativi sono solo alcuni, cui fanno da contrappeso altrettanti aspetti positivi portatori di tutt’altro tipo di messaggio.

Uno degli aspetti aggressivi facenti parte della mentalità gangsta, sicuramente determinato dalla dura vita del ghetto, è sintetizzato in una delle canzoni utilizzate durante la lezione. “Shelly Christmas” non è altro che un Natale dove sono presenti spari. Spirito tutt’altro che natalizio oserei dire.

Tra un argomento e l’altro viene esaminata la differenza di attitudine tra uomini e donne all’interno di questa danza. Perchè, si chiedono molti, le donne giamaicane non fanno la stessa danza degli uomini? Perchè i loro movimenti sono così vicino alla sessualità?

La risposta è stata molto chiara: il sesso è una parte fondamentale della cultura dancehall, è la forza motrice che spinge le donne a danzare in questo modo sulla musica. E’ solamente un aspetto culturale e, come tale, deve essere scevro di pregiudizi. “Go hard or go home”, questa la frase che ha riportato Crazy per far capire quale sia lo spirito di queste donne durante i party, nel life style dancehall. “Durante i party puoi vedere una donna che si arrampica da qualche parte sulle pareti della sala e,saltando, con grande agilità, atterra in spaccata, ma lei è in grado di fare questo perchè si esercita!”.

Questa è solo una nota introduttiva, una selezione delle informazioni reperite durante l’workshop con Crazy Hype e Laure Courtellemont,  che aiutano a dare un’idea rispetto all’articolata cultura dancehall.

A breve il prossimo articolo sulla storia della musica! Dalla Ska fino ad arrivare alla Dancehall più recente.

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One Response to “Workshop con Crazy Hype & Laure Courtellmont: prima parte”

  1. Decio 2 gennaio 2013 at 14:19 #

    Merita almeno un commento di complimenti per l’ottimo articolo.
    Somiglia molto al weekend precedente l’evento in Italia, che si è tenuto a Paris. Solamente le domande sono state un po’ meno legate ai passi e un po’ più legate alla cultura, storia, evoluzione e..religione!

    il messaggio tuttavia è stato chiaro: sei libero di dire e fare ciò che vuoi.. con le dovute conseguenze ;-)

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