Diritti e libertà degli omosessuali nella Dancehall, il passo dell’Associazione J-Flag

Per la J-Flag, associazione che difende i diritti e la libertà degli omosessuali in Giamaica, la demonizzazione continua di alcuni artisti giamaicani è sbagliata. Quest’ organizzazione decide dunque di dare un appoggio a quegli artisti che hanno dimostrato di non registrare più pezzi che incitano all’odio e alla violenza contro gli omosessuali; si offre come mediatore tra gli artisti stessi e le altre associazioni sparse per il mondo; il messaggio è chiaro: prima di intraprendere qualsiasi azione di boicottaggio, le associazioni dovrebbero contattare J-Flag per capire se l’artista in questione stia ancora attivamente producendo “murder-music”.

Purtroppo, alcuni testi musicali di artisti famosi sulla scena Dancehall hanno manifestato forti sentimenti omofobici. E’ il caso della canzone Boom Bye Bye (1992) dell’artista Buju Banton (Mark Anthony Myrie, nato il 15 Luglio 1973);


Riporto qui il testo di questa canzone:

BOOM BYE BYE
Boom bye bye
inna batty bwoy head
rude bwoy no promote no nasty man
dem haffi dead
send fi di matic an
di uzi instead
shoot them no come if we shot them
guy come near we
then his skin must peel
burn him up bad like an old tyre wheel

TRADUZIONE:
Boom [=colpo di pistola] a non rivederci mai più [=muori]
in testa al “frocio”.
I duri non promuovono i “froci”.
Devono morire.
Mandali a morire sotto il fuoco della pistola automatica e
dell’uzi invece [l’uzi è una pistola a baionetta].
Sparagli, e non venire ad aiutarli se gli spariamo addosso.
Se un uomo ci prova con me,
allora la sua pelle deve bruciare [con l’acido].
Brucialo brutalmente, come se fosse un vecchio copertone.

Boom Bye Bye incita all’esecuzione di gay e lesbiche, ad esempio sparando loro alla testa, versando loro addosso dell’acido, dando loro fuoco e bruciandoli/e come vecchi copertoni d’auto. I fan di Buju Banton lo difendono spesso sostenendo che si tratta di una vecchia canzone che l’artista non esegue più in pubblico da diversi anni. Come è noto invece, Buju ha eseguito il brano in occasione della sua esibizione al festival Smirnoff 96 a Negril (Giamaica), domenica 8 agosto 2004. Il 19 gennaio 2006 Buju Banton è stato assolto dall’accusa di aver partecipato a un’aggressione omofoba verificatasi a Kingston il 24 giugno 2004.

Vedi anche:

Vergogna su Buju http://www.vibesonline.net/news/various/vergognabuju.html

L’assoluzione di Buju Banton e la giustizia in Giamaica http://www.vibesonline.net/news/various/assoluzione.html

Al 19 agosto 2004 risale il Comunicato di Amnesty International, a cura di Susan Lee, (Responsabile della programmazione per le Americhe, Segretariato Internazionale, AI Londra): «Possiamo confermare che Amnesty International ha ricevuto informazioni da stimabili organizzazioni nazionali ed internazionali per la difesa dei diritti umani. In queste denunce si afferma che il 24 giugno 2004 sei uomini sono stati scaraventati fuori dalla loro casa e sono stati picchiati da un gruppo di uomini armati, e che tra i presunti assalitori c’era anche Buju Banton (Mark Anthony Myrie). Quest’attacco è stato evidentemente motivato dall’odio per gli omosessuali: le vittime hanno dichiarato che sia prima che durante l’aggressione gli assalitori li hanno chiamati “battymen” (nel patwa giamaicano, termine offensivo per “omosessuali”). Alcune delle vittime sono state intervistate da un ricercatore di Human Rights Watch che si trovava in Giamaica in quel momento. Inoltre le vittime hanno denunciato l’aggressione alla stazione di polizia di Constant Spring il 25 giugno 2004».

Un altro caso di testo omofobico, legato per altro ad una canzone dancehall molto diffusa a livello internazionale, è quello di Log On (2001), dell’ artista Elephant Man (O’Neil Bryan, nato l’ 11 settembre 1975);

Riporto qui il testo della canzone:

LOG ON
Log on and step pon chi chi man
Dance wi a dance and a bun out a freaky man
Step pon him like a old cloth
A dance wi a dance and a crush out a bingi man
Do di walk, mek mi see the light and di torch dem fast

TRADUZIONE
Log on e calpesta un “frocio”
[il log on è un passo di danza in cui si muove il piede destro come per schiacciare un insetto]
Unisciti alla nostra danza e bruciamo il “frocio”
Calpestiamolo come uno straccio vecchio
Unisciti alla nostra danza e bruciamo il frocio
Fai il passo e fammi vedere l’accendino e la fiamma

Sarà difficile per me, in tutta onestà, continuare ad eseguire il Log On senza pensare a queste reminiscenze. Tuttavia, credo che il significato attuale della danza sia scevro d’ogni qualsivoglia sentimento d’odio, e anzi, la maggior parte dei ballerini lo eseguano secondo un sentimento di festa senza pensare all’ambiguo retroscena. Sarebbe comunque doveroso divulgare il significato primordiale dello step, alla luce della prepotenza e della gravità di questo scorretto messaggio di odio verso gli omosessuali.

Fortunatamente, nel corso del tempo, artisti come Beenie Man, hanno rivisto le loro posizioni sull’argomento e rilasciato interviste come quella riportata qui sotto. C”è sempre speranza dunque, che la violenza si tramuti in tolleranza.

L’altra faccia della medaglia è rappresentata da artiste come Tanya Stephens, artista giamaicana intervistata nel 2007 a cura di Attica Blues, Radio Onda Rossa. Le è stato domandato il motivo del brano Do you still care (dall’ album Rebelution,2006): per la prima volta infatti, un’artista giamaicana ha parlato così esplicitamente dell’omofobia, paragonandola ad ogni altra forma di razzismo.

«Sentivo il bisogno di scrivere una canzone sull’ argomento, perché sono giamaicana e, sfortunatamente, qualunque artista giamaicano si ritrova cucito addosso lo stigma che è stato creato dagli artisti giamaicani stessi. E visto che questi artisti, per affermare sé stessi, finiscono per creare un’immagine negativa di ognuno di noi, ho sentito il bisogno di spiegare che loro non rappresentano tutta la Giamaica. Non sono d’accordo con nessun punto di vista che possa essere in qualche modo offensivo o dispregiativo nei confronti di qualsiasi gruppo di persone, e non ho bisogno di avere qualcosa in comune con un singolo gruppo, per poter imparare a rispettare coloro che ne fanno parte e tutte le loro differenze. Questo è il principio in base al quale io vivo la mia vita e suggerisco ad ognun@ di vivere la propria. Perciò dovevo scrivere questa canzone, anche perché fa parte della mia vita e del mio lavoro: quello che dico fa parte del mio impegno per cambiare il sistema in cui viviamo. Ed è un lavoro duro quello di mostrare la strada con le nostre parole, ma ci sono tante cose che possiamo cambiare. Ci vogliono troppe energie per far cambiare a qualcun@ le proprie scelte personali [le preferenze sessuali], ed è solo una perdita di tempo. Sono altre le cose per cui vale la pena di lottare, e io dovevo raccontare questa cosa, perché avevo davvero qualcosa da dire».

Le è stato domandato inoltre, che tipo di reazione ha avuto il pubblico giamaicano al testo della sua canzone:

«Ho avuto sempre reazioni positive. Ad un certo punto mi sembrava davvero di aver colpito i cuori della gente. Perché la verità è che nel mondo la gente si è fatta davvero un’idea sbagliata della Giamaica, che è terrificante: pensano che la Giamaica sia un paese omofobico, pensano che in Giamaica la gente sia tutta violenta e aggressiva, senza nessuna ragione, ma non è così. Sì, è vero, c’è la criminalità in Giamaica, ma c’è ovunque nel mondo. Sì, c’è la violenza in Giamaica, ma questo non vuol dire che non ci sia niente di positivo. Il popolo giamaicano è composto da gente di tutti i tipi: c’è una comunità gay molto numerosa, c’è gente di ogni razza, di ogni cultura, di ogni nazione, di ogni religione o credenza.   Non scelgo i miei amici in base alle loro preferenze sessuali  e non considero le scelte sessuali come una questione di cui discutere:ci sono molte cose più importanti per cui lottare. Ma lasciami dire una cosa: la Giamaica non è come la rappresentano».

Molto importanti dunque le parole della Stephens.

Concludo l’articolo con un documentario sull’Omofobia in Giamaica, utile per la sensibilizzazione di ogni appassionato di questa cultura, che voglia scavare più a fondo su tali aspetti controversi e alquanto dibattuti.

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One Response to “Diritti e libertà degli omosessuali nella Dancehall, il passo dell’Associazione J-Flag”

  1. Decio 2 gennaio 2013 at 14:02 #

    Letto.. come promesso..

    Resta da dire che rimane uno degli anelli deboli della meravigliosa isola caraibica, L’omofobia e la violenza/delinquenza che spesso ne caratterizza una visita turistica.

    Da approfondire.

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