Bolt – un totem per il 50°anniversario dell’Indipendenza giamaicana

6 Agosto 1962: la Giamaica ottiene ufficialmente l’indipendenza dal Regno Unito;

6 Agosto 2012: la Giamaica festeggia i cinquant’anni d’Indipendenza;

Sono previsti festeggiamenti da Kingston a Negril, da Ochos Rios a St. Elizabeth, ed Usain Bolt, paradossalmente, gioisce nel Regno Unito stesso seguito dal connazionale Yohan Blake, grazie all’oro e all’argento ottenuti nella finale dei 100 metri dell’Olimpiade londinese il 5 Agosto; le loro medaglie si aggiungono a quelle ottenute da Shelly-Ann Fraser-Price e Veronica Campbell-Brown.

Giamaica – Stadio Nazionale – Grand Gala 50°anniversario d’Indipendenza Giamaicana;

Usain Bolt

Bolt : “L’orgoglio di essere giamaicani è il nostro motore”

Un motore il cui funzionamento non è solo il risultato di DNA, talento e fibre muscolari eccellenti; è anche ardore, senso d’appartenza al lignaggio dell’amore per un popolo e per la sua terra.

Bolt è nato il 21 agosto 1986 nella parrocchia di Trelawny, in provincia di Falmouth, il cui porto fu il più importante dell’area fra la fine del 1700 e il 1800 e in cui  approdarono per prime le navi che portarono gli schiavi dall’Africa. All’inizio dell’ Ottocento a Trelawny si contavano più di 30.000 schiavi, i quali lavoravano nelle piantagioni di canna da zucchero. Proprio in quel fazzoletto di terra, nel 1832, William Knibb, che divenne ministro e responsabile dell Chiesa Battista di Falmouth, si battè per la libertà degli individui piantando il seme della rivolta. Divampò quella che fu chiamata la Baptist War: gli schiavi si ribellarono, poichè cominciò a circolare la voce di episodi di liberazione di alcuni schiavi, ma la novità venne nascosta dai loro padroni; Knibb fu imprigionato e spedito in esilio in Gran Bretagna; molti schiavi furono impiccati: ma sei anni dopo arrivò la liberazione. A poco a poco le piantagioni persero lavoratori e l’economia dell’area conobbe un tracollo. Gli ex-schiavi fondarono duque nuovi villaggi non lontano da Falmuth.

“Quella è la nostra origine. Siamo figli del dolore”

Usain è nato e cresciuto a Sherwood Content, uno dei villaggi costruiti dopo l’integrazione, in mezzo al verde. E’ qui che durante la sua infanzia giocava per la strada a football e a cricket con suo fratello Sadeeki.

“Quando ero giovane, non pensavo a nient’altro che allo sport”

Gli abitanti di Sherwood nel 2008, dopo i trionfi di Usain a Pechino, spedirono una lettera al Governo richiedendo fondi per riparare la strada degradata di collegamento con Falmuth, al fine di festeggiare nel modo adeguato il loro figlio veloce. Qualcuno aggiunse la richiesta di portare l’acqua corrente in alcune case che ne erano ancora prive. I miglioramenti, a livello urbano, furono possibili anche grazie ai fondi stanziati da Bolt, (oltre 3 milioni di dollari).

“Mai avuto dubbi”. “Nella mia testa non ho mai avuto alcun dubbio che sarebbe andata a finire così…”

Il 5 Agosto 2012 Usain Bolt ha catalizzato nuovamente l’attenzione sulla sua sorprendente capacità di domare lo spazio-tempo riconfermandosi l’uomo più veloce del mondo. Il tempo, 9″63, è il migliore dell’anno ed è anche record olimpico, ma non è inferiore al record del mondo,  (9″58), che lui stesso ha decretato nel 2009 ai Campionati Mondiali di Berlino, (http://www.youtube.com/watch?v=dzucAjqO73I). Nonostante alcuni centesimi di secondo persi ai blocchi di partenza, Bolt si concentra sulla vittoria;

In un Paese dove il reddito medio pro-capite è di circa 3.500 dollari all’anno, nemmeno dieci dollari al giorno, (meno di quello che un turista paga per un t-shirt di Bob Marley acquistata durante un tour al mausoleo che gli è stato dedicato, a Nine Mile), dove circa il 90% degli abitanti tra i 15 e i 24 anni è analfabeta, (secondo l’UNESCO), dove il tasso degli omicidi è altissimo, (tra bande che si spartiscono il mercato della droga o faide politiche nei ghetti di Kingston, Spanish Town e nelle zone più malfamate di Montego Bay), dove vige il più alto tasso di deforestazione, (il suo manto boschivo si riduce di oltre il 5% all’anno), dove, secondo la World Conservation Union, si è al decimo posto nel mondo per numero di anfibi e specie vegetali a rischio d’estinzione a causa del turismo e dell’estrazione della Bauxite in “miniere a cielo aperto”, una speranza è rappresentata dalle proprie gambe, dalla natura di una corsa vitale in un campo di atletica nell’erba brulla, sotto un sole perenne che scalda i cuori dei  “da tanti, un solo popolo”, il motto giamaicano per indicare il carattere multietnico del paese, che in realtà è composto per il 91% dalla popolazione discendente direttamente da antenati deportati dall’Africa.

Per Usain Bolt, come per tanti altri atleti giamaicani, la corsa non è solo speranza, ma è una missione, una rappresentanza, diventa l’allegoria della propria cultura, racchiusa nei colori della bandiera sventolata con onore alla fine della corsa mozzafiato.

“I will do anything for Jamaica, anything they ask. I love Jamaica and wouldn’t  live anywhere else”

Bolt è anche un eccelso ballerino, come tutti i suoi connazionali che cantano la vita attraverso la danza. Egli ha contribuito a rendere conosciuta in tutto il mondo la danza creata dal suo amico giamaicano ballerino Ice Man: il gully creepa. Eseguita da Bolt dopo la vittoria di Pechino non restò solo un tributo, ma divenne un modo per celebrare una comunione d’intenti. Purtroppo nel 2008 Ice è deceduto, ma la sua danza resterà per sempre nella storia.

Il gully creepa non è l’unica danza eseguita da Bolt come omaggio alla sua isola, un omaggio al mondo che si configura come un totem, un simbolo dove la comunità si riconosce; c’è anche il Nuh Linga, il cui creatore è Ovamars, giovane ballerino giamaicano, le cui parole sulla questione esprimono orgoglio e felicità: “It’s like somebody out there is doing my ting (dance)… di fastest man in di world is doing my dance. It’s so great mi caan forget that moment“;

Bolt esegue il Nuh Linga dopo la sua vittoria : http://www.youtube.com/watch?v=94_eyAZZdng&feature=related

Usain Bolt si configura come totem, in quanto la società giamaicana si riconosce e celebra sè stessa nelle sue vittorie e, a sua volta, Bolt utilizza paradossalmente degli elementi totemici, dei simboli in cui nuovamente la comunità e lui stesso si riconoscono: sto parlando delle danze, dal gully creepa al nuh linga, gesti apotropaici e celebrativi che contribuiscono a delineare un percorso circolare tra Bolt, il resto del mondo e la sua terra, agganciando la cultura all’uomo, come una seconda pelle non lo abbandonerà mai.

Beatrice Secchi

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