Jim Denevan: l’eterno fascino dell’ effimero

 Jim Denevan, artista Land Art americano, traccia i suoi spaziosi disegni geometrici su spiagge, lande desolate o superfici ghiacciate. Prima che la natura intervenga inevitabilmente a cancellarli, l’artista californiano li fotografa, immortalando in tal modo questi suggestivi mandala, che assumono, come accade nelle religioni o nelle filosofie orientali, un significato rituale, spirituale, oserei dire taumaturgico.

Attraverso queste tracce nella materia, Denevan intende celebrare la terra, in un certo senso madre della vita. Sostituendo all’ opera convenzionalmente intesa l’instabilità di atti e segni che non hanno pretese di durata e di consistenza materiale, l’artista esprime il suo concetto di valore esistenziale, la cui testimonianza permane solamente attraverso il mezzo fotografico digitalizzato.

La caducità dell’opera non condiziona la precisione né l’accuratezza dell’esecuzione finale, di fronte alla quale si rimane letteralmente a bocca aperta. Per la partitura degli spazi, l’artista realizza dei cartoni in scala ridotta su cui programma la stesura generale.

Le fotografie delle sue opere richiamano alla mia mente l’arte romantica di Caspar David Friedrich (1774-1840): come il pittore tedesco concentrava la  propria attenzione sui paesaggi desolati della Germania e sugli effetti di luce scaturiti dalle diverse condizioni climatiche, Denevan proietta le sue volontà esecutive su lande desolate, malinconiche quanto eccitanti in quanto incontaminati spazi vitali.

L’artista tedesco, a differenza di Denevan, godette purtroppo di una modesta considerazione in vita. Anche se ebbe clienti prestigiosi, come lo stesso Re prussiano e il futuro zar Nicola I, la maggioranza della critica contemporanea ed i suoi stessi colleghi d’Accademia non lo apprezzarono pienamente. L’ amico J.C. Dahl scrisse infatti: “Friedrich non fu compreso dai suoi contemporanei, o quanto meno lo è stato da pochissimi. La maggior parte ha visto in lui soltanto un misticismo ricercato e innaturale. Ma ciò è sbagliato. Anche se la sua pittura era spesso un po’ rigida, vi erano in essa alcuni tratti fondamentali, la fedeltà al vero e la capacità di osservazione, in una concezione di tale semplicità da sfiorare a volte la meticolosità e la povertà del contenuto”.

In effetti, niente è più fuorviante che considerare Friedrich un mistico. Il misticismo è adesione irrazionale e immediata a un Dio presente nell’interiorità dello spirito individuale. Al contrario, Friedrich costruisce con razionale meticolosità immagini della natura in cui trovare l’esperienza religiosa, e la sua pittura è lo svelamento della presenza divina nella natura, mediatrice del rapporto dell’uomo con Dio.

Friedrich scrisse:“Il divino è ovunque, anche in un granello di sabbia; una volta l’ho raffigurato in un canneto”.

Anche se questo intento religioso non è esplicimente dichiarato dal Denevan, è incredibile come una comune ricerca di pieno, inteso  a  livello emotivo,  nel vuoto (quello delle “lande”)  possa legarsi alla necessità visiva da parte del’uomo del proprio intervento, della propria presenza: operazione espressa da Friedrich in modo più passivo attraverso il “Monaco in riva al mare” o dai segni tracciati dal Denevan, sigle di un umanità minimalista consapevole di essere sulla terra di passaggio.

Friedrich "Monaco in riva al mare",1808-1810, Berlino, Alte Nationalgalerie

La differente cultura da cui nascono gli artisti è la matrice principale della produzione artsitica: da una parte l’artista tedesco è sopraffatto quanto attratto dal fascino dell’effimero, dall’altra il contemporaneo californiano misura quella sopraffazione e la accetta,  trasformandola in un potenziale riscontro sensoriale tanto perfetto quanto caduco e fugace.

Gli interventi di Denevan non sono altro che gli utopici desideri di Friedrich divenuti realtà, la risposta che egli tentava di darsi attraverso la sua pittura, la risposta di appagamento temporaneo di fronte all’eterno e ineccepibile silenzio della natura. Ecco perchè troviamo fisicamente l’uomo nei quadri del pittore tedesco a cavallo tra Settecento e Ottocento, l’uomo che si pone domande che non appartengono a nessuna epoca. Denevan prova con la sua arte a fornirci diverse risposte, che ciclicamente mutano e che contengono  una discrepanza formologica e psicologica al loro interno: difficoltà creativa contro facilità disintegrativa.

Friedrich, "Viandante sul mare di nebbia" 1818, Amburgo, Kunsthalle

Tra i progetti "Earth" (Nevada,2008)

"Earth", (Nevada,2008)

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