14 giugno 2013 : workshop di danze gipsy del Rajasthan a Bergamo

Flyer Claudia giugno

Americana Exotica a.s.d. è lieta di presentare un workshop dal sapore esotico interamente dedicato alle danze gipsy del Rajastan (India) con l’esperta danzatrice Claudia Myam Cassotti.

COSA SONO LE DANZE GIPSY DEL RAJASTHAN?

Le danze gipsy del Rajasthan sono l’espressione spontanea dell’animo delle popolazioni nomadi che abitano questa affascinante zona dell’India.
Sinuose e trascinanti, queste danze celebrano con la loro pulsante vitalità la bellezza e la gioia di vivere; secondo alcuni studiosi sono considerate alle radici di alcune danze arabe, dei Rom, dei Balcani e del Flamenco. Infatti è proprio dal deserto dei Thar nel Rajasthan che, più di 500 anni fa, è partita la migrazione indo-europea dei gitani che ha influenzato la cultura, le tradizioni e le danze dell’Europa e del nord Africa. In Rajasthan le danze gipsy rappresentano una fonte d’ attrazione per i turisti grazie al fascino trasmesso e all’alto contenuto spettacolare.
Una delle danze più note e sensuali, che sarà spiegata durante l ‘workshop, è la Kalbelia: originaria della comunità degli incantatori di serpenti, essa presenta movimenti energici e allo stesso tempo sensuali che allenano e rinforzano il corpo in modo eccezionale grazie al legame con la terra e alla forza del fuoco. I movimenti assomigliano a quelli del serpente attraverso l’esecuzione di giri vorticosi, ondeggiamenti dei fianchi e un uso straordinario di braccia e mani. Le danzatrici sono vestite con ampi abiti neri riccamente decorati da campanelli e monili vari.

PROGRAMMA DEL WORKSHOP

Dopo una breve ’introduzione storica durante la quale verrà illustrato il significato della danza gipsy, verranno mostrate alcune scene tratte dal film-documentario “Latcho Drom”(regia di Tony Gatlif, 1993). A seguire l’apprendimento del ritmo e dei passi base, dei movimenti delle braccia e delle mani. Infine l’esecuzione di una sequenza coreografica per divertirsi a ballare insieme!

CHI E’ CALUDIA MYAM CASSOTTI?

http://www.americanaexotica.it/claudia-myam-cassotti/

COSA PORTARE

Sono consigliati abiti comodi che permettano il movimento: una gonna lunga e possibilmente colorata con pantacollant sotto o pantaloni indiani; capelli raccolti per permettere di fissare il velo (fornito allo stage); sono graditi anche cavigliere, bracciali (bangles indiani) e un foulard colorato.

DOVE

L’workshop avrà luogo presso l’Accademia di Capoeira di Bergamo in Via Serassi 6/B.

QUANDO

L’workshop si svolgerà venerdì 14 giugno dalle h 20.00 alle h 22.00;

PAGAMENTO

Il costo dell’intero workshop è di euro 20, da saldare solo ed esclusivamente tramite bonifico bancario.
Per richiedere i dati del bonifico scrivere a info@americanaexotica.it.

Sabato 4 maggio 2013: workshop di dancehall con Alevanille

Per il super ciclo di incontri orobici sulla danza Dancehall, ecco svelato il prossimo ospite:

ALEVANILLE

Ballerina di dancehall italiana d’eccezione, Alessandra Traversari, in arte Alevanille, presenta anni di esperienza alle spalle e un recentissimo soggiorno in Giamaica.
Con interessantissime novità e un’energia inesauribile ritorna a Bergamo per un workshop indimenticabile!

BIO: http://www.facebook.com/pages/ALEVANILLE-THE-DANCEHALL-QUEEN/239390836083768?fref=ts

QUANDO: sabato 4 maggio 2013 – h.15.30/17.00.

DOVE: accademia di Capoeira di Bergamo – Via Serassi 6/B (BG).

PAGAMENTO: 20 euro per l’intero workshop.

Il pagamento si effettua solo tramite bonifico bancario.
Non si accettano pagamenti sul posto.
Per richiedere il codice IBAN contattare info@americanaexotica.it.

Vi aspettiamo numerosi/e

Alevanille ws

Globalizzazione alle radici della Dancehall

Out of ManyOne People

out of many one people

L’Oxford Dictionary definisce la globalizzazione come il processo attraverso il quale le organizzazioni di imprese o altre sviluppano un’ influenza a livello internazionale. La globalizzazione, tuttavia, ha anche implicazioni culturali: infatti la riduzione delle barriere al commercio e ai viaggi sono elementi caratteristici della globalizzazione economica che creano l’occasione per l’ incontro e la mescolanza di culture, dando origine alla denominazione di “globalizzazione culturale”, definita da Takis Fotopolous (filosofo ed economista greco) come l’omogeneizzazione della cultura.

Al contrario di quanto si possa immaginare, questa omogeneizzazione non è un fatto recente.

Secondo Noël Carroll (2007), lo scambio culturale tra Europa, Asia, Roma, India e tra imperi ellenistici sorti dopo Alessandro Magno, ha avuto inizio in tempi antichi. A metà del Seicento è avvenuta una forma di globalizzazione attraverso il commercio di schiavi tra l’Africa e Caraibi: la mescolanza di persone provenienti da diverse culture, come ad esempio spagnola e inglese, di schiavi africani e  immigrati indiani e asiatici, ha creato un ibrido di cultura nei Caraibi, specialmente in Giamaica.

Secondo Yvonne Daniel (2011), la cultura caraibica è caratterizzata da una collisione culturale costante, fondamentalmente globale.

A seguito di questa premessa sul fenomeno della globalizzazione tra culture, la Dancehall, un’espressione di danza emergente dalle comunità del centro di Kingston, in Giamaica, appare come il risultato di secoli di mescolanze tra diverse espressioni coreutiche prevalentemente africane, ma con influenze europee pure. Interessante è la matrice “globale” che ha determinato lo sviluppo di questa danza da culture importate, la stessa che permette alla Dancehall di essere esportata oggi dalla Giamaica.

Il termine Dancehall, nella sua accezione più ampia, si riferisce allo spazio fisico in cui si svolgono le danze ma anche alla musica suonata all’interno di tali spazi, alla moda e agli stili di danza che emergono dalla musica stessa. Tuttavia la maggior parte della ricerca accademica sulla dancehall si concentra sulla musica, sui testi e sullo stile di vita, mentre il materiale sulla danza è ancora relativamente scarso; questo probabilmente è dovuto al fatto che la danza è solitamente l’ultimo elemento ad essere visto, dopo aver ascoltato la musica, la lingua ed aver visto la moda. Per molti giamaicani, tuttavia, la danza e la musica sono inseparabili.

Nonostante l’emancipazione degli schiavi nel 1838 e l’indipendenza della Giamaica dalla Gran Bretagna nel 1962, una dicotomia culturale ha persistito nel paese: la società si è divisa tra quella che è stata percepita come “alta cultura” del gruppo bianco, e “bassa cultura”, prevalentemente nera. Questa divisione ha provocato una lotta per l’identità della Giamaica.

La Dancehall rappresenta la manifestazione più recente di quella che è ritenuta “bassa cultura” ed è storicamente negata. La sua lingua principale, patois, patwa o creolo, è una miscela di ritenzioni africane e inglese britannico che presenta alcune somiglianze con le sillabe cinesi. Invece di essere considerata una lingua a parte è ritenuto da alcuni una forma di inglese appartenente ad una classe inferiore. La cultura dancehall, attraverso la lingua patois, ha definito la nascita di un nuovo stato, verificatasi attraverso la fusione delle lingue che esistevano in Giamaica durante i tempi della schiavitù nell’Ottocento. Allo stesso modo, la danza dancehall è una miscela di linguaggi-danza modellati dalla globalizzazione.

Stanley-Niaah (2004) descrive la dancehall come la rappresentazione di uno spirito inquieto derivante da un contesto globalizzato. Si tratta, dice, della manifestazione di una cultura della performance creata da persone esposte a diverse culture entro i confini di un piccolo spazio dell’isola. La dancehall si distingue per un’energia unica nel suo genere e per la tensione con la classe dirigente.

Nonostante i giamaicani percepiscano la dancehall come un fatto puramente giamaicano, le danze sono il frutto dell’ incontro di forze provenienti da diversi punti del globo e affondano le radici nelle danze religiose africane, così come nelle danze di divertimento e di festa. Per esempio S. Stanley Niaah (2010) ripercorre alcuni passi storici della dancehall menzionando il limbo, riferito all’esperienza degli schiavi sulle navi durante l’epoca coloniale.

La studiosa afferma che il limbo emerse dalla necessità pratica di “sciogliere” il corpo dopo aver trascorso giorni in posizioni anguste nelle stive delle navi coloniali e che è stato praticato anche dopo il suo arrivo nelle piantagioni. E ‘caratterizzato da un piegamento del busto all’indietro e i ballerini più agili riuscivano quasi toccare il suolo. La posizione tipica del limbo è stata reintrodotta nella dancehall dall’ ormai defunto ballerino Bogle, che ha permesso a questa pratica di rimanere viva fino ad oggi.

Bruckins è una danza giamaicana folkloristica tradizionale generata dalla fusione di Junkanoo, danza popolare in maschera di origine africana nata ai tempi della schiavitù, e Pavana, danza di corte rinascimentale europea diffusasi sull’isola caraibica in tempi coloniali. I forti richiami ad elementi della danza africana occidentale includono la postura del bacino sporgente in avanti, le ginocchia piegate e il busto inclinato all’indietro. Mosse simili sono ravvisabili anche nella dancehall della fine degli anni Novanta.

Altre sono le danze di origine africana legate alla dancehall , per esempio quella religiosa chiamata Kumina,  praticata in alcune parti dell’isola come la parrocchia orientale di St. Thomas. La Kumina è una religione afro-giamaicana influenzata principalmente dalle popolazioni Bantu dalla zona Congo-Angola e fa riferimento sia alla religione che alla danza. Le danze Kumina includono il Bailo, utilizzato principalmente per scopi di intrattenimento e utilizzato durante le cerimonie religiose private.

Nel 1992 la danza “butterfly” regnava come top dancehall move: con le mani e le gambe divaricate, raffigura la forza di vita di una farfalla.Viene ballata sul plié (ginocchia flesse), tratto caratteristico dei movimenti della danza africana e della sua diaspora,  e con i piedi piatti, sostenendo lo spostamento dinamico dell’ anca, mentre il movimento fluido delle ginocchia verso l’esterno imita il battito d’ali della farfalla in volo.

Il butterfly non è solo una danza, ma anche una sorta di filosofia, caratterizzata  ethos di libertà, creatività, celebrazione,  lotta e bellezza. La dancehall incarna dunque il luogo fondamentale per l’articolazione dell’individuo all’interno della comunità e la comunità stessa.

Louise Simone Bennett-Coverley, poetessa giamaicana recentemente deceduta (1919 – 2006), ha cambiato la tradizione letteraria locale scrivendo in patois e ha definito un giamaicano non solo come una persona vissuta sin dalla nascita in un contesto culturale propriamente giamaicano,  ma anche come qualcuno che rivendica ogni giorno con orgoglio la propria tradizione.Anche partecipare al fenomeno dancehall rappresenta dunque una di quelle qualificazioni culturali dell’ identità giamaicana; infatti, nonostante la dancehall non sia in grado di riconoscere a pieno la sua dimensione storica, ammette la continuità della cultura all’interno della sua comunità.

La dancehall quindi, non è solo un genere di musica e danza giamaicana, ma è anche l”identità di un popolo. Ricky Trooper dancehall DJ esprime questa convinzione quando dice che la dancehall è una parte di lui, poichè è in essa che è nato e cresciuto.

Nonostante non tutti i giamaicani siano nati nei centri delle città, dove la dancehall si è formata, questa viene comunque considerata una parte imprescindibile dell’identità della gente, poichè oltre a portare avanti una tradizione di critica sociale verso la quale tutti sono coinvolti (in particolare i giovani) è invasiva e forte. Dal 1990 l’ influenza della dancehall  è stata infatti riconosciuta come pari a quella esercitata dalla chiesa, dai politici e dal sistema educativo.

Attraverso la dancehall, la cultura popolare ha costruito un senso di orgoglio nei confronti delle proprie origini, sebbene le apparenze fossero sfavorevoli.

A dimostrazione di come i giamaicani siano orgogliosi di mostrare la loro cultura, si propone l’episodio legato al centometrista Usain Bolt, il quale nel 2008, a seguito della vittoria sui 200mt riportata alle Olimpiadi di Pechino,ha eseguito durante il suo giro d’onore diverse dancehall moves .La più famosa è to di world, quella dove Bolt punta le braccia verso il cielo, appoggiandosi all’indietro, come fosse il lancio di una freccia. Dancehall non è semplicemente una moda culturale giamaicana, ma è destinata a raggiungere popolarità internazionale.

Tuttavia il primo lancio della dancehall nel mondo globale non avvenne con Bolt, ma con i tour di Buju Banton che,  dagli anni Novanta fino ad oggi, ha svolto numerosi concerti in Europa, Israele, Zimbabwe, Ghana, Kenya e Sud Africa (Stanley Niaah 2010). Nel 2006 il noto sound giapponese Mighty Crown ha celebrato il proprio 15°anniversario, ad indicare il raggiungimento di un grado di cultura dancehall in grado di supportare i propri club, sound systems, dancehall tunes e dance competitions in Giappone (Stanley Niaah 2010). Prima di allora, nel 2002, la ballerina giapponese Junko Kudo è diventata la prima international dancehall queen, aprendo le porte ad altri ballerini stranieri per competere nelle gare che si svolgono annualmente in Giamaica. Da allora il Giappone, la Finlandia, l’Austria, la Germania, e i diversi stati degli Stati Uniti hanno tenuto le loro Dancehall Queen Competitions. Questo ha rappresentato un forte accento in direzione della globalizzazione della dancehall.

Junko Kudo
Junko Kudo

Accanto alla crescente popolarità della dancehall tuttavia, rimangono non poche note di disapprovazione: ad esempio le risposte dei cittadini giamaicani di classe più agiata, oppure in generale tutti quelli che ritengono la dancehall un’espressione volgare e inappropriata della sessualità e della violenza. In molti altri paesi, anche caraibici, come le Barbados, alcuni artisti dancehall sono stati censurati a causa della violenza riscontrata nei testi delle loro canzoni, sessualmente espliciti e con contenuti omofobici. Tuttavia non vi è stato alcun tentativo effettivo di fermare i balli e gli eventi legati alla dancehall. Si sono presentati piuttosto episodi come quello legato allo spot Sunsilk del 2006, nel quale i media statunitensi hanno addirittura scherzato, in maniera molto velata e ambigua, sui pericoli connessi allo svolgimento della danza dutty wine; 

Carolyn Cooper, nel suo Noise in the Blood: Orality, Gender, and the “Vulgar” Body of Jamaican Popular Culture (1995) suggerisce che la denigrazione da parte di alcuni verso lo stile di danza derivi dalla volgarità di alcuni testi musicali ma soprattutto da una mancata comprensione della cultura e della lingua giamaicane. La Cooper prosegue sostenendo che gran parte del linguaggio deve essere interpretato nel contesto d’appartenenza.

Dancehall Daggering - una forma di ballo in Jamaica.
Dancehall Daggering – una forma di ballo in Jamaica.

La storia della Giamaica, con la sua convergenza di popoli provenienti da un diverso background culturale, ha creato una solida base per la nascita della dancehall (danza e musica). Questa stessa storia ha reso inoltre possibile la diffusione della dancehall oltre i confini della Giamaica, coinvolgendo ormai gran parte del mondo. Il fenomeno della globalizzazione è dunque insito in questa danza.

Bibliografia:

Canace Morgan, Dancehall Studies, Mount Holyoke College

Cooper, Carolyn. Noise in the Blood: Orality, Gender, and the “Vulgar” Body of Jamaican Popular Culture. 1st US ed. Durham, NC: Duke University Press, 1995.

Dodds, Sherril . Re-inventing the Past at Sunday Serenade: The Residual Cultures of a British Caribbean Dancehall Anthropological Notebooks 16 (2010): 23-38.

Cooper, Carolyn. At the Crossroads— Looking for Meaning in Jamaican Dancehall Culture (2006): 193-204.

Cooper, Carolyn. ”Lyrical Gun”: Metaphor and Role Play in Jamaican Dancehall Culture” The Massachusetts Review 35.3/4 (1994): 429-447.

Why the ban on dancehall artistes? National Weekly. 30 Feb. 2010. CN Weekly News. 01 May 2012 <http://www.cnweeklynews.com/commentary/editorial/2072-why-the-ban-on-dancehall-artistes>.

Stolzoff, Norman. Wake the Town and Tell the People: Dancehall Culture in Jamaica. London: Duke University, 2000.

Stanley Niaah, Sonjah. Dancehall: From Slave Ship to Ghetto. Ottowa: University of Ottowa Press, 2010.

Stanley Niaah, Sonjah. Kingston’s Dancehall: A Story of Space and Celebration, Space & Culture 7.1 (2004): 102-118.

Stanley Niaah, Sonjah . Dance, Divas, Queens, and Kings IN Making Caribbean Dance: Continuity and Creativity in Island Cultures. Florida: University Press of Florida, 2010.

Daniels, Yvonne. Caribbean and Atlantic diaspora dance : Igniting Citizenship . Illinois: University of Illinois Press, 2011.